L’algoritmo di Spotify che trattiene più a lungo gli utenti

Spotify è una delle aziende che ha saputo sfruttare al meglio intelligenza artificiale, capacità analitiche e big data per ottenere un vantaggio sulla concorrenza e fornire ai propri utenti una customer experience personalizzata.

Raggiunto il traguardo di 155 milioni di utenti nel 2020, l’azienda di musica streaming ha saputo convertire con maestria ogni data raccolto dagli utenti, riuscendo a comprendere i propri ascoltatori nel profondo.

Mantenere la connessione

Il prerequisito da rispettare per ogni piattaforma di musica streaming è uno: permettere agli utenti di ascoltare la propria musica preferita in qualsiasi momento dal loro dispositivo.

Un servizio aggiunto che Spotify fornisce è la possibilità di creare playlist personalizzate, condivisibili con gli amici in semplici passaggi, oppure rendendole pubbliche e attrarre utenti da tutto il mondo, unendo le persone attraverso la passione per la musica.

Ma l’azienda svedese non si ferma qui, il suo enorme successo deriva dal voler conoscere nel profondo i propri utenti per realizzare una customer experience personalizzata nel dettaglio, creando abitudini nelle persone e spingendole così a restare connesse sull’app.

Spotify Icona
Fonte: Hdblog

Quanto ti conosce Spotify?

Spotify utilizza un algoritmo denominato BART (Bandits for Recommendations as Treatments), il cui unico obiettivo è quello di far restare connessi gli utenti il più a lungo possibile. Grazie a questo algoritmo, Spotify riesce a capire cosa ci piace.

L’algoritmo BART tiene conto dei seguenti fattori:

  • Cronologia degli ascolti: quali sono le ultime canzoni che abbiamo ascoltato? A quale genere e mood appartengono?
  • Skip rate: con quale frequenza skippiamo le canzoni e di che genere fanno parte?
  • Durata dell’ascolto: se i brani vengono ascoltati per meno di trenta secondi viene interpretato come un segnale di disinteresse.
  • Caratteristiche delle playlist: sono private o pubbliche? Popolari o con pochi ascoltatori? Quale ritmo prevale?
  • Outlier: i valori anomali vengono individuati e scartati, come per esempio un bambino che ascolta musica dall’account della madre.

Una volta che Spotify ha ben chiare le nostre preferenze e cosa ci piace, l’algoritmo continua a proporci musica in linea con i nostri gusti, creando playlist personalizzate settimanali.

Ricompense variabili

Il meccanismo che ci fa rimanere agganciati all’app prende il nome di sistema di ricompense variabili, lo stesso che ci fa continuare a scrollare sui feed dei social media per lungo tempo.

Si tratta di un processo psicologico che coinvolge un gruppo di strutture neurali responsabili della motivazione e del piacere. Gli esseri umani sono affascinati da tutto ciò che è ignoto, per questo continuiamo ad ascoltare la prossima canzone o a scrollare per il prossimo post sul feed, in attesa di scoprire se ci piacerà o meno.

Spotify Smartphone

Quando siamo contenti di ciò che riceviamo, il nostro cervello rilascia dopamina – il neurotrasmettitore del piacere – facendoci rimanere incollati ai dispositivi per generare sempre più euforia. L’incertezza di non sapere ciò che ascolteremo nella prossima canzone crea una curiosità tale da spingere gli utenti a rimanere connessi.

Spotify ha fatto di questo meccanismo il suo punto di forza, riuscendo a sfruttare l’innovazione della tecnologia a suo favore e rendendo i suoi utenti soddisfatti del servizio on-demand. L’azienda ha completamente stravolto le logiche dell’industria musicale, cambiando le abitudini e le preferenze di ascolto delle persone in tutto il mondo, oltre a rappresentare una fonte di guadagno e trampolino di lancio per molti artisti.

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