La comunicazione della pandemia: la semiotica per guardare oltre

Roland Barthes, uno dei principali esponenti del campo di studi della semiotica, la scienza generale dei segni e dei suoi significati, fornisce gli strumenti necessari per capire i valori che si nascondono dietro le prime immagini utilizzate per la comunicazione della pandemia, agli inizi dell’espansione del virus Covid-19.

Biografia di Barthes

Roland Barthes è un semiologo francese, oltre che linguista e critico letterario, nato nel 1915. Nel 1935 si iscrive alla Sorbona, alla facoltà di Lettere Classiche a Parigi, e durante la Guerra lavora come professore in un liceo di Biarritz, comune francese dei Pirenei Atlantici. Negli anni Sessanta frequenta note personalità francesi e italiane, tra cui Raymond Queneau, Philippe Sollers, Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco.

È il 1964 quando numerosi intellettuali di diverse nazioni si trovano a lavorare per capire quali siano i confini della linguistica: nasce così la semiologia nella sua corrente strutturalista.

Roland Barthes
Roland Barthes. Fonte: Telegraph

La semiotica è, secondo la definizione di Umberto Eco:

“Un campo di studi volto ad interpretare il significato dei diversi eventi culturali adottando una prospettiva di analisi uniforme.”

Si può applicare a fumetti, fotografia, cinema, opere d’arte, pubblicità, ed a qualsiasi altra cosa del mondo che abbia significato.

Il mito sociale

Tra i lavori di Barthes, la critica al mito sociale è forse quello più noto. L’obiettivo è quello di smascherare tutti i miti, articoli di giornale, fotografie, film, spettacoli, mostre, che omettono una costruzione storica, per poi essere nascosti nella società di massa. Un meccanismo costruito da quest’ultima per far apparire i propri prodotti come immutabili.

Si tratta quindi uno sviluppo storico-culturale, costruito nel tempo grazie ad un processo di rinforzo sociale dettato dal contesto.

Il mito sociale di Barthes
La critica al mito sociale è l’opera più nota di Barthes. Fonte: Medium

Uno dei primi miti ad essere stato smascherato è quello del matrimonio, in riferimento ai grandi matrimoni aristocratici e borghesi, che mettono in scena l’unione di due famiglie, mostrando al pubblico ciò che si aspetta di vedere, quando invece la loro unione si riduce ad una questione politica e di potere.

Matrimonio di Diana e il Principe del Galles
Il matrimonio tra Diana Spencer e il Principe del Galles. Fonte: Gazzetta del sudonline

Un altro esempio sono i giocattoli per bambini. Barthes fa notare come questi rappresentino il micro-cosmo dell’adulto. Sembrano creati per preparare il bambino ad accettare il proprio futuro all’interno della società. I colori che accompagnano la fruizione sono il rosa per le bambine e l’azzurro per i maschietti.

Retorica dell’immagine: denotazioni e connotazioni

Barthes è riuscito ad individuare questi miti sociali applicando il meccanismo di smascheramento, ovvero ricavando la realtà dai fatti analizzati. Per fare ciò si segue un’analisi a due livelli:

  1. Per prima cosa si prende in esame il livello di denotazione: si individua il segno, ciò che viene riconosciuto immediatamente;
  2. Secondariamente, si passa al livello di connotazione: al segno vengono attribuiti ulteriori significati. È qui che nasce il mito, nel momento in cui vengono creati nuovi valori.

Un esempio del meccanismo è la pubblicità di pasta Panzani. Rappresenta italianità, genuinità e freschezza.

Pasta Panzani
L’immagine analizzata da Barthes per spiegare il funzionamento del mito sociale nella pubblicità.. Fonte: Twitter

La comunicazione al tempo del Covid-19

L’analisi introdotta da Barthes si può applicare a qualsiasi immagine pubblicitaria per veicolare significati connotativi. Questo è quello che è avvenuto durante il periodo di pandemia. La campagna promossa dal Ministero della Salute ne è un esempio.

#iorestoacasa
Campagna pubblicitaria del Ministero della Salute durante la pandemia: #iorestoacasa. Fonte: Facebook

A livello denotativo, gli elementi caratterizzanti sono la porta chiusa ed i loghi dei patrocinanti: Ministero della Salute e Protezione Civile. Il livello connotativo vuole mettere in risalto l’idea di protezione della sfera domestica nei riguardi del virus, accompagnato dall’hashtag #iorestoacasa.

Il mito sociale lo si ritrova proprio qui, nella creazione di un’immagine di casa come naturale luogo di protezione, quando in realtà non tutti vivono le medesime situazioni. Basta pensare ai senzatetto, o alle persone vittime di violenza domestica.

Un altro esempio è l’immagine della dottoressa che culla l’Italia.

Dottoressa che culla l'Italia
Fonte: tgcom24

Gli elementi raffigurano una donna medico di prima linea, l’Italia nelle sue mani, una coperta, la bandiera tricolore, le ali ed il logo dell’Associazione Nazionale Carabinieri. A livello connotativo questa immagine è ricca di significati:

  • La donna come soggetto che si prende cura di qualcun altro (stereotipo della madre);
  • Il medico come elemento che si sacrifica e che consola;
  • L’Italia come entità vulnerabile bisognosa di cure (posizione del neonato);
  • L’Italia come soggetto ferito (coloro rosso della penisola);
  • Il patriottismo;
  • La mascherina ed i guanti (oggetti-simbolo durante la pandemia).

In questo caso, il mito sociale funziona, poiché nella tradizione italiana la donna è stata a lungo connessa alla cura e al sacrificio per i propri figli. L’associazione donna-sacrificio è un significato ideologico che, nella continua ripetizione, ha cominciato ad essere considerata cosa naturale, in un modo assolutamente anacronistico e sempre più superato dal progresso della società.

Il risultato è un impatto emotivo evocato su larga scala.

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