Dopo “The Social Dilemma”, Facebook risponde

L’uscita di “The Social Dilemma”, il documentario prodotto da Netflix e girato da Jeff Orlowski sul pericolo che i social possono rappresentare per le persone e la società, ha fatto tanto rumore a tal punto da spingere il colosso dei social, Facebook, a difendersi dalle accuse tramite una risposta divisa in 7 punti.

Le accuse di “The Social Dilemma” e la risposta di Facebook

Una delle piattaforme più nominate nel docufilm è sicuramente Facebook, che fra tutte è considerata e descritta dai diretti intervistati come la più subdola e pericolosa.
Nei giorni scorsi, quindi, il Colosso dei social ha pubblicato una lunga risposta articolata in 7 punti in cui prende le distanze dal documentario, accusandolo di “seppellire il contenuto nel sensazionalismo”.

Secondo i rappresentanti dell’azienda, infatti, “invece di offrire uno sguardo sfaccettato alla tecnologia, “The Social Dilemma racconta una visione distorta di come funzionano i social media per creare un perfetto capro espiatorio per quelli che sono problemi sociali complessi e difficili”.

What 'The Social Dilemma' Gets Wrong
La risposta di Facebook a “The Social Dilemma”

Una delle critiche più pesanti che viene fatta nel documentario, in particolare da Tristan Harris, presidente e co-fondatore del Center for Humane Technology, è quella rivolta all’algoritmo di profilazione dei contenuti, il quale farebbe vedere agli utenti solamente ciò che gli piace o con cui d’accordo.
Ovviamente, anche su questo aspetto Facebook ha risposto sostenendo che l’algoritmo è invece uno strumento utile e rilevante” per le persone.

Sull’accusa di agire in modo subdolo tenere le persone incollate allo schermo il più possibile, l’azienda ha risposto affermando che l’utilizzo della piattaforma è diminuito di 50 milioni di ore al giorno nel 2019.
Per quanto riguarda il coinvolgimento politico nelle elezioni la società è però costretta ad ammettere gli errori, sostenendo di aver ora oltre 70 partner coinvolti nel fact-checking e di aver già rimosso 22 milioni di contenuti di hate speech. “

Insomma, per farla breve l’azienda sostiene che nel documentario vengano trattati solo gli aspetti negativi del social e che vengano trascurati, invece, tutti i lati positivi e gli sforzi continui compiuti dalle piattaforme per migliorarsi.

Viene però da chiedersi: avrà fatto bene Facebook a rispondere?

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