I Jingle stanno realmente decadendo?

Vi è mai capitato di vedere il logo Coca-Cola e canticchiare “Taste the Feeling“? Se la risposta è sì, vuol dire che il jingle ha fatto colpo. Ma di cosa si tratta esattamente? Di semplici motivetti musicali che possono rimanere impressi, anche per sempre, nella nostra mente. Esistono e vengono utilizzati da tantissimi anni, sono tanto semplici, quanto efficaci e importanti per la completa definizione di un brand. In poche parole, sono fondamentali.

Jingle

Il jingle è una sequenza musicale che va dai 5 ai 30 secondi. Questa può essere di qualsiasi tipo: cantata o non, semplice o maggiormente articolata. L’importante è che sia originale. Nasce agli inizi del 1900, in concomitanza con la radio, ma successivamente si è esteso a tutte le campagne per i vari media.

Il termine a tutti gli effetti significa tintinnio, infatti molti famosi jingle sono stati realizzati esclusivamente con pochi colpi di xilofono, proprio come quello di Intel. Il suo compito è quello di identificare il brand, ma anche di rimanere impresso nella mente dell’ascoltatore.

Essi esprimono in pochi secondi la brand identity e allo stesso tempo catturano possibili consumatori attraverso una melodia orecchiabile e irresistibile. Basti pensare al jingle di McDonald’s, e a quanto velocemente ci torna in mente appena vediamo il logo della nota catena di fast food.

I'm lovin' it
Fonte: Sound Cloud

Secondo il famoso jingle producer Peter Radd, queste accattivanti melodie possono essere racchiuse in tre tipologie:

  1. I primi sono i motivetti di 30 secondi con un ritornello e una strofa, che spesso e volentieri accompagnano l’intero spot;
  2. I secondi sono invece i cosiddetti logo audio, sono brevissimi e  accompagnano esclusivamente la comparsa del logo;
  3. Ultimi, ma non meno importanti sono i brevi motivi musicali, accompagnati da un testo cantato legato al brand.

Perché è così importante?

L’importanza risiede proprio nella sua originalità e orecchiabilità. Questi motivi musicali sono creati esclusivamente per quel determinato brand, che ha la possibilità grazie ad essi di esprimere la propria identità in una manciata di secondi. Diventa così parte integrante del marchio stesso.

Come si è detto prima, un jingle ben fatto rimane facilmente impresso, fino a trasformarsi in un fattore culturale. Dunque ha la possibilità, non solo di entrare nella memoria di lavoro dei consumatori, ma addirittura in quella a lungo termine. Il jingle di Microsoft Windows XP è un lampante esempio di come le persone possano affezionarsi a poche semplici note.

Soltanto guardando il famoso logo si scatenano nel consumatore una moltitudine di emozioni, sensazioni e ricordi, che lo legano ancor di più al brand. In poche parole, due semplici note sono capaci di esprimere l’identità di un’azienda al meglio e diventare parte di una cultura generale che contribuisce sicuramente alla fama della stessa.

Stanno decadendo?

Nonostante la loro rilevanza, ultimamente ci si è sempre più interrogati sul loro decadimento. La prima a farlo è stata Tiffany Stanley con un suo articolo sul “The Atlantic“, intitolato “What killed the Jingle?“. L’articolo, appunto, parla di una presunta decadenza dei jingle a favore della pop music.

Tale decadimento sarebbe cominciato nel 1984 con uno spot della Pepsi, dove la famosa “Billie Jean” di Micheal Jackson è stata riadattata per l’occasione.

Da questa pubblicità in poi, la pop music avrebbe preso il sopravvento, invadendo tutti gli spazi pubblicitari. I brand sempre più hanno preferito collaborare con le celebrities per realizzare i propri spot, così come ha fatto Coca-Cola con il riadattamento delle canzoni di Avicii, oppure Vodafone, prendendo in prestito “Come together” dei Beatles.

Le celebrities e le loro canzoni hanno il potere di far leva non solo sulle nostre emozioni, ma anche sulla notorietà dello stesso artista. Infine, l’articolo cita uno studio del 1998 condotto dall’American Association of Advertising Agency, secondo cui:

“Su un campione di 1279 spot pubblicitari, i jingle risultavano essere solo 153; nel 2011, invece, il numero è sceso a soli 8 jingle su un campione di 306 spot pubblicitari.”

La situazione attuale però è ben diversa da quella dipinta nell’articolo, specialmente in Italia, dove tutt’oggi sono ancora molto utilizzati.

Differenza tra jingle e brano musicale

È bene distinguere jingle e brano musicale. Il secondo, oltre a non essere un prodotto originale cucito sull’azienda stessa, non identifica il brand, ma ne testimonia i messaggi e ne interpreta la filosofia, trasmettendola al consumatore in modo pop. Il jingle invece, identifica il brand in tutto e per tutto. Inoltre, è più istantaneo di un brano musicale perché può anche solo accompagnare il logo, mentre la canzone può fare da sottofondo all’intero spot. Ciò rende ancor di più l’accattivante motivetto una marca identitaria per il brand, acquisendo particolare rilievo all’interno della pubblicità.

Proprio per queste grandi differenze tra i due, l’uno non può sostituire l’altro. Ultimamente, quindi, la pop music e i jingle si affiancano negli gli spot, ricoprendo due ruoli ben distinti. Se il primo testimonia i messaggi del brand, il secondo identifica e incarna il brand.

Jingle più famosi

Tantissimi sono i jingle che hanno fatto la storia a cui tutti si sono affezionati. Tra questi sicuramente quello della Apple che accompagna il logo della mela all’apertura del MacBook; oppure quello della PlayStation. Tutti fanno parte di quel gruppo di jingle che Peter Radd chiama logo-audio.

Tra i jingle nostrani più famosi possiamo citare quello di Tabù, un noto marchio di liquirizia che vedeva una figura scura cantare:

“Ne mangio mille al giorno vuoi sapere perché, sei tutta naturale niente meglio di te”.

Tabu
Spot Tabù. Fonte: Content Hub

Non si può negare come ognuno di questi sia entrato permanentemente nella nostra memoria, legandoci indissolubilmente al marchio. Ogni jingle racconta, non solo qualcosa del brand, ma anche qualcosa di noi. Grazie a questo il brand si assicura un posto nel nostro spazio mentale, assicurandosi un consumatore in più.

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