Teoria della “doppia via”: come il nostro cervello elabora gli stimoli

Quante volte ti è capitato di sobbalzare alla vista di una strana ombra o di provare paura scambiando, in un primo momento, un cordone, un cavo o una fune per un serpente? Non sempre, infatti, riusciamo ad avere il pieno controllo a livello percettivo delle nostre emozioni, come nel caso della paura. Questi automatismi sono fondamentali per la sopravvivenza dell’essere umano, perché permettono di reagire velocemente a una situazione potenzialmente minacciosa. 

Il neuroscienziato LeDoux

La risposta istintiva di allontanamento, e la successiva elaborazione più razionale dello stimolo, sono due meccanismi della nostra mente concettualizzati e studiati da diversi anni, non solo in campo psicologico, ma anche neuroscientifico. Joseph LeDoux scoprì che l’amigdala, una piccolissima area nel cuore del nostro cervello, aveva il ruolo fondamentale di sistema di allarme per far fronte a un’emergenza.

Cervello

I due diversi circuiti 

Due sono i circuiti identificati da LeDoux attraverso i quali gli stimoli raggiungono l’amigdala:

  • Una via alta, che permette ai sistemi cognitivi superiori del cervello di effettuare una valutazione più dettagliata dello stimolo, comprese le relazioni con gli altri stimoli e le rappresentazioni di esperienze passate, il che porta a una risposta emotiva più modulata.
  • Una via bassa, dal talamo all’amigdala, che rende possibile una valutazione immediata e quindi conduce spesso a un’immediata risposta di attacco/fuga.

Il perché di questa suddivisione

Prendiamo come esempio la vista: quando i nostri occhi rilevano un pericolo, come ad esempio la presenza di un serpente per terra, l’informazione dagli occhi viene trasmessa direttamente al talamo. A questo punto lo stimolo potrà prendere due strade ma, dato che si tratta di una situazione di pericolo “diretta”, verrà impiegata direttamente la via bassa, che genererà una risposta istintiva: la fuga.

Lampadina

Se invece consideriamo la via alta nel nostro campo visivo, nel momento in cui diventiamo coscienti dello stimolo, passano all’incirca 300 millisecondi, praticamente un terzo di secondo. Questo è il tempo necessario per:

  • Recepire e decodificare gli stimoli luminosi; 
  • Trasmettere poi impulsi attraverso il nervo ottico;
  • Elaborarli sommariamente a livello del talamo;
  • Farli arrivare alla corteccia occipitale, per poi mandare impulsi alla corteccia temporale, adibita all’identificazione dello stimolo, e stabilire dove esso è collocato nello spazio.

 

Via Alta.
Via Alta. Fonte: TSW

La conservazione dell’istinto primitivo 

Ad oggi, si fa sempre più concreta l’ipotesi che l’amigdala si attivi per stimoli emozionalmente salienti al di fuori dell’attenzione cosciente. È rassicurante pensare che l’uomo, sebbene sia l’essere cosciente e pensante per antonomasia, conservi dei meccanismi istintivi primitivi per far fronte alle minacce. Risulta importante, infatti, dare ascolto al nostro istinto, per non rischiare di perdere questi automatismi.

Perché come afferma il neuroscienziato LeDoux:

Meglio trattare un bastone come un serpente, che accorgersi troppo tardi che il bastone in realtà è un serpente

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