L’importanza del personal branding e come farlo su LinkedIn

Fare personal branding non è mai stato così importante come lo è oggi. Si tratta infatti di un’attività che può essere molto utile non soltanto a chi si affaccia al mondo del lavoro, ma anche ai professionisti che già ne fanno parte.

Insomma, qualunque sia il ruolo che si ricopre o la propria posizione lavorativa, coltivare un proprio personal brand può senza dubbio dare una marcia in più, aprendo un numero di porte e opportunità che altrimenti rimarrebbero chiuse.

Una definizione di personal branding

Come rivela lo stesso termine, il personal branding si riferisce all’insieme di strategie volte alla promozione della propria immagine personale. Si tratta sostanzialmente di una forma di marketing applicato alla persona, la quale si trasforma in un vero e proprio brand, con il fine ultimo di promuoversi agli altri e alle aziende.

Al contrario di quel che si può essere spinti a pensare, non si tratta però di una strategia nata negli ultimi anni con l’avvento del digitale. Difatti, se si guarda la storia senza neanche bisogno di tornare troppo indietro nel tempo, si può identificare un esempio perfetto in Gabriele D’Annunzio, che con il suo culto dell’immagine personale era un vero maestro del personal branding.

personal branding prima immagine
Fonte: Freepik

Ma come mai ultimamente se ne sente parlare così tanto?

Una delle ragioni è da attribuire al cambiamento che ha subito il mercato del lavoro, il quale negli ultimi anni è diventato sempre più fluido, portando alla comparsa di molti freelancer e alla diminuzione dei posti fissi.
Con l’aumento della concorrenza, quindi, si è resa ancor più necessaria la promozione della propria immagine personale, diventata più semplice dall’utilizzo diffuso delle piattaforme social.

Secondo una ricerca condotta nel 2018 dall’ AIDP (Associazione Italiana Direzione del Personale), il 71% delle aziende italiane ha ricercato su internet informazioni sui canditati, principalmente tramite canali come LinkedIn (92%), Facebook (34%) e Twitter (18%).

freelencer personal branding
Fonte: Creatopy Blog

“Attraverso la rete è possibile comprendere il contesto in cui il candidato si muove e se il suo stile di vita è coerente con l’immagine aziendale”.

Da queste parole risulta dunque chiaro come, ora più che mai, ci sia la necessità di imparare a costruire una buona strategia di personal branding.

Citando le parole di Pablo de Echanove, ex eCommerce & Business Development Manager di Philips:

“Il personal branding è l’unico modo per garantirsi un lavoro. L’era digitale ha fornito ai professionisti la possibilità di diventare punti di riferimento o esperti nella loro materia senza scrivere un libro. Attraverso i social network e blog, è possibile dimostrare il proprio valore come esperto e raggiungere migliaia di persone. Tutto ciò che serve è scrivere qualcosa che fornisca valore”.

Chi può fare personal branding?

Quando si parla di personal branding si pensa che sia dedicato esclusivamente agli imprenditori digitali o ai professionisti che lavorano con i social network: niente di più sbagliato.

La verità è che chiunque può farlo, indipendentemente dal settore o dalla posizione lavorativa. Si può dire che il personal branding dovrebbe essere, ad oggi, una priorità di ogni professionista che si rispetti.

chi può fare personal branding
Fonte: Secure Business Solution

L’unicità è l’arma vincente

Questa strategia offre soprattutto la possibilità di costruirsi un’immagine e di comunicarla insieme alle proprie competenze.

Diverso, non migliore, si deve puntare a trasmettere la propria unicità. Dichiararsi come il migliore in un determinato campo non funziona: difficilmente si potrà essere il più bravo nel proprio lavoro; se lo si è o si verrà facilmente superati oppure si fa parte di una ristrettissima cerchia di persone. Si deve puntare alla differenziazione, mostrando come molti fanno lo stesso lavoro, ma facendolo in un modo completamente personale. Un’ottima strategia di personal branding può infatti conferire un’identità professionale.

unicità personal branding
Fonte: IONOS

Brand yourself: come trasformarsi in un brand

Innanzitutto, bisogna dire che il personal branding è un processo tutt’altro che breve che richiede un tempo non indifferente.

Per spiegarlo con una metafora potrebbe essere interpretato come una casetta fatta con mattoncini LEGO: i risultati di una strategia di questo tipo non sono immediati, bensì si tratta di incastrare giorno dopo giorno un mattoncino sopra l’altro per arrivare a costruire il proprio personal brand.

Lo scopo non è solamente quello di diventare un professionista di spicco all’interno del proprio settore di riferimento settore scelto. Infatti, si deve puntare anche a comunicare se stessi nel modo più efficace e coerente alla propria personalità.

Studia il tuo primo target: te stesso

Primo passo da compiere in questo senso è l’autoanalisi; questa deve essere quanto mai più completa possibile e deve raccogliere ogni sfaccettatura personale e professionale.

Fonte: Creatopy Blog

Partire da un livello più superficiale e riguardante il settore in cui si è inseriti, comprendere le conoscenze che si possono eventualmente trasmettere. In poche parole, quali sono le proprie qualità a livello professionale. Attraverso questi due elementi, infatti, si possono capire i contenuti da proporre a chi ci seguirà: in cosa sono bravo? Con quali conoscenze che possiedo posso arricchire gli altri?

Fatta un’analisi professionale, si può passare ad un’analisi profonda e personale. Bisogna cercare di comprendere:

  • quali sono i valori che ci definiscono;
  • le battaglie in cui crediamo;
  • cosa ci motiva e ci appassiona;
  • quali sono i nostri limiti.

Attraverso quest’analisi si potrà definire meglio il nostro profilo, comprenderci, delineando meglio anche lo stile della nostra comunicazione che dovrà essere curata nel minimo dettaglio.

la persona è al centro
Fonte: Medium

Questo primo passaggio è prioritario, proprio perché al centro della strategia c’è solo e soltanto la persona.

Conosci il tuo pubblico

Analizzati se stessi, si deve analizzare il proprio pubblico. L’analisi del pubblico non deve essere svolta per capire di cosa si deve parlare, non si devono produrre dei contenuti in base alle tendenze del momento. Dunque, si deve fare un’analisi per trovare la propria nicchia.

analisi pubblico personal branding
Fonte: Scriptutex

Bisogna trovare la fetta di pubblico a cui rivolgersi in base ai propri reali interessi. Analizzandolo si potrà capire come comunicare efficacemente con la propria audience, che condivide con noi valori, interessi e battaglie, ciò permetterà di definire il nostro posizionamento. Non ci si può accontentare di un pubblico e di contenuti che si pensano di tendenza o il progetto è fallito in partenza.

Individua dove comunicare

La scelta di dove comunicare riveste fondamentale importanza. A questo scopo si possono adoperare tutti i social network, ma si può anche pensare di creare un blog: l’importante è scegliere un luogo ben definito e aderente al proprio scopo.

Definisci il luogo dove esprimerti-personal branding
Fonte: Webnode

Tra le piattaforme maggiormente utilizzate c’è sicuramente LinkedIn. A tutti gli effetti questo social è un mezzo potente che molti utilizzano esclusivamente per cercare lavoro, non sfruttandolo pienamente.

Trattare LinkedIn in questo modo, approfittare di una piattaforma che potrebbe diventare a tutti gli effetti la nostra vetrina. Detto ciò, si potrebbe pensare di costruire il proprio personal branding proprio su questo social, dove molto più facilmente si può trovare la propria nicchia, oltre che professionisti facenti parte del nostro settore.

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Fonte: Kinsta

Bisogna fare attenzione dunque a non sottovalutarlo, curandolo nei minimi dettagli: dalla foto profilo al sommario. Esserci non è sufficiente, dunque è necessario pubblicare contenuti periodicamente e partecipare ai vari dibattiti.

Nonostante l’importanza che riveste questo social, molti altri ancora non rinunciano ai blog. Anche questi ultimi sono ottimi per sviluppare il proprio personal branding, sono inoltre molto più personalizzabili rispetto a ogni social, anche se offrono potenzialmente meno visibilità.

blog personal branding
Fonte: Pinterest

In ogni caso, bisogna ricordarsi di appoggiarti sempre ad un social, in modo da creare un solido rapporto human to human che alimenti la strategia.

Identifica il tuo scopo

Qual è il tuo obiettivo? Cosa vuoi raggiungere?

Così come ogni brand possiede una mission ben precisa e si impone di rispettarla, anche un’ottima strategia di personal branding deve fare lo stesso.

Lo scopo deve essere assolutamente chiaro. Ciò aiuterà sia a costruire un piano migliore, efficace ed efficiente, sia ad evitare che gli altri ci definiscano. Contrariamente, il pubblico sarà più facilitato nel catalogarci, trasmettendo così un’immagine lontana dal nostro personal branding, oltre che distoglierci dal nostro personale intento.

Inoltre, una mission ben delineata ci può aiutare a migliorare il posizionamento e a trovare la giusta nicchia, proprio perché sapremo dove vogliamo dirigerci.

Crea contenuti

I contenuti sono centrali all’interno del personal branding.

È importante, a tal proposito, che durante la loro realizzazione non si perda mai di vista l’aspetto più importante: la qualità. I contenuti che creiamo, difatti, devono offrire al pubblico informazioni utili, permettendo loro di identificarci come fonte attendibile su cui fare affidamento e un’autorità all’interno del settore in cui operiamo alla quale potranno rivolgersi.

contenuti personal branding
Fonte: ShareThis

Secondo Riccardo Scandellari, tutta l’attività di personal branding è riassumibile in due fasi: creare contenuti da fornire ai propri utenti e rispondere a ogni loro dubbio.

Dunque, bisogna informare il proprio pubblico e non ignorare le sue domande e curiosità: soltanto offrendo le nostre conoscenze gratuitamente e rimanendo sempre disponibile potremo diventare un punto di riferimento e rafforzare il legame con chi ci segue.

Sponsorizzare i propri prodotti e servizi non è la priorità, bensì si deve fornire qualcosa di realmente utile che crei fiducia e stima da parte dell’audience che conseguentemente si rivolgerà a noi quando avrà bisogno delle nostre competenze.

Fai networking

Infine, non possiamo trascurare l’importanza di un nostro network.

Crearlo significa dedicare del tempo a rispondere a commenti e dubbi degli utenti, ma anche alimentarlo attraverso contenuti che possano mantenere alta l’attenzione su di noi. Importante ricordare che una rete di contatti non è formata da semplici utenti, ma da persone che possono diventare, nel tempo, dei possibili clienti.

networking personal branding
Fonte: Quero Bolsa

I rapporti con queste persone sono di conseguenza fondamentali e devono essere curati e mantenuti attivi.

A tal proposito, possono essere utili mezzi come la messaggistica, le mailing list o la divulgazione di contenuti personalizzati. In questo modo le persone con cui avremo stretto un rapporto si ricorderanno di noi, cercandoci quando avranno bisogno delle nostre competenze.

L’autenticità è la chiave del successo

Personal branding significa trasformare se stessi in un brand, non in un prodotto.

Ciò significa che ciò che creiamo deve rispecchiare noi e noi soltanto, in virtù dell’autoanalisi fatta a priori. Non si può pensare di creare contenuti in base ai trend del momento, in quanto o questi saranno mediocri oppure presto ci stuferemo di ciò che stiamo facendo.

Sempre Riccardo Scandellari dice:

“Chi ha tentato di fare di se stesso un “prodotto”, manipolando le sue qualità, le competenze o il suo stile congenito ha fallito o è passato per falso e non autentico. La persona è il risultato delle sue passioni, degli studi e delle esperienze che ha fatto nel corso della vita. Certo, l’intento è quello di migliorarci, tentare di aumentare le nostre capacità o indirizzarle verso qualcosa che il mercato apprezza maggiormente. Ma non possiamo ribaltare chi siamo realmente, il nostro vissuto, il nostro temperamento o il nostro stile”.

autenticità personal branding
Fonte: Ellevate network

I contenuti proposti devono essere sempre creati in base a noi, a ciò in cui crediamo e ai nostri interessi e passioni. L’autenticità non solo assicura maggiore autorevolezza, ma ci permette anche di essere costanti nel portare avanti la strategia di personal branding.

Come già si è detto prima, il personal branding richiede tempo, dunque una strategia così a lungo termine non può essere sostenuta se i contenuti proposti non sono in linea con la nostra persona. Per quanto ci si promuova come un brand, si deve ricordare che la persona è il centro di tutto.

Valida alleata dell’autenticità è la vulnerabilità. Quando si adotta una strategia di questo tipo non ci si può e non ci si deve mostrare infallibili, nessuno lo potrà mai essere e, contrariamente a quanto si pensa, mostrare i propri errori ha su di noi e sulla nostra nicchia un effetto positivo. L’ammissione dei nostri limiti creerà empatia nel pubblico, che si rifletterà in noi. Il risultato? L’autenticità e conseguentemente l’autorevolezza.

Un caso studio: Lorenzo Ferrari

Quando si parla di personal branding vengono spesso in mente nomi di grandi professionisti che, con il loro lavoro, sono riusciti a costruirsi un’immagine forte e distinguibile, ma quanti sono invece riusciti a costruirsi un lavoro partendo dalla propria immagine?

Oltre ai nomi più classici, come ad esempio quello di Chiara Ferragni, un caso studio di personal branding sul quale vale la pena soffermarsi è Lorenzo Ferrari, oggi l’Under 25 più seguito su LinkedIn Italia. Ma come ci è riuscito?

Lorenzo Ferrari - smarTalks
Lorenzo Ferrari – Fonte: LinkedIn

Nel momento in cui è approdato su LinkedIn, nel settembre 2019, Lorenzo non aveva un fine strategico. Tutto è nato per caso quando era ancora solo uno studente universitario e come dice lui stesso “un po’ per curiosità e un po’ per noia”, dopo aver scaricato l’applicazione ha cominciato a scrivere post.

Inizialmente non c’era uno scopo, ma solo la volontà di parlare di ciò che apprendeva sui suoi libri di studio.

La vera scintilla è scoccata quando i suoi post hanno cominciato ad avere delle interazioni. In quel momento arriva l’intuizione: che avrebbe potuto fare tutto questo in modo strategico, costruendosi così un’immagine e aprendosi delle possibilità di carriera. In poche parole, scopre il personal branding. Lo scopre e lo mette in atto, ne coglie le opportunità e decide di costruire una strategia e un’immagine da presentare sui social che sia il più possibile aderente alla sua persona.

Fonte: Freedough

Cos’è che ha fatto la differenza? Cosa ha permesso a Lorenzo di ottenere questi risultati? L’individuazione precisa della sua passione. A tutti gli effetti la passione è il punto focale di ogni strategia di personal branding. Costruire questo tipo di strategia vuol dire impegnarsi in un lavoro lunghissimo, dunque è fondamentale trovare un argomento di cui non si smetterebbe mai di parlare. Tra l’altro, proprio una forte passione attira le persone e suscita uno stato di ammirazione.

Le altre due componenti fondamentali sono il valore aggiunto e la costanza. Lorenzo con valore aggiunto parla dell’opinione che il professionista dà rispetto a fatti che riguardano il suo settore. Questa tecnica funziona particolarmente per LinkedIn che è un social, dunque si presta maggiormente a delle discussioni. Mentre nel caso del blog, si potrebbe pensare a degli articoli più divulgativi. Insomma, si può prendere in considerazione di informare il proprio pubblico e di dargli dei veri e propri strumenti, nonché un assaggio del proprio mondo. In ogni caso, si deve puntare ad arricchire chi ci ascolta e a non lasciarlo a mani vuote.

La costanza è fondamentale per acquistare credibilità. Il pubblico riporrà la fiducia in te, trattandoti come un vero e proprio punto fermo.

Employer Branding: il personal branding per le aziende

Sembra impossibile, ma il personal branding può essere anche in qualche modo attuato dalle aziende, attraverso l’employer branding.

L’employer branding è quella strategia per la quale alla società viene attribuita un’identità valoriale: un complesso di valori, idee, credenze e battaglie che vengono principalmente trasmessi ai propri dipendenti, ovvero il centro vero e proprio della strategia.

employer branding
Fonte: smeup

Proprio come fosse una persona, l’azienda deve crearsi un’identità, ma di tutti i valori che definiscono questa identità i maggiori beneficiare sono i lavoratori, che devono essere completamente coinvolti.

Come fare ce lo ha spiegato Lorenzo Brufani in un intervista rilasciata a smarTalks. Il fondatore e CEO di Competence Communication ha spiegato come sia importante fornire al dipendente un valore aggiunto, attraverso iniziative come la “community of practice”: spazi virtuali gestiti da un moderatore, dove i vari dipendenti hanno l’occasione di confrontarsi e pensare a nuovi progetti.

Tutti i valori e idee che definiscono l’identità dell’azienda devono essere in primo luogo vissuti dagli impiegati, al fine di farli diventare degli ambasciatori dell’azienda. Questa strategia ha evidenti vantaggi sia per il lavoratore che per la compagnia.

Il primo si sentirà parte integrante di un mondo ben definito, aumentando la sua produttività e motivazione; la seconda migliorerà la sua immagine sia interna che esterna: saranno proprio i collaboratori stessi che faranno conoscere l’azienda e i suoi valori.

brand ambassador emplyer branding
Fonte: Wrike

Si deve infatti evidenziare come l’employer branding possa aumentare considerevolmente la reputazione aziendale, rendere differente l’azienda rispetto alla concorrenza e aumentare quantità e qualità delle candidature ricevute.

In conclusione, non possiamo esimerci dal dire che, oggi, fare personal branding sia sempre più una necessità.

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