Social network e censura: dov’è il limite?

Il 12 marzo è la giornata mondiale contro la Cyber Censura, una ricorrenza istituita nel 2010 per sensibilizzare su un argomento in occidente molto sottovalutato e su cui si è dibattuto anche di recente, dopo i disordini a Capitol Hill.

Cyber Censura icona
Icone della Giornata Mondiale contro la Cyber Censura. Fonte: tg24.sky.it

Per cyber censura si intendono gli atti volti a limitare la libertà di espressione online per contrastare l’opposizione e/o pilotare l’opinione pubblica, portando al blocco delle comunicazioni o dello scambio di informazioni.
In occasione di questa ricorrenza, RSF (Reporters Senza Frontiere, associazione fondata nel 1985 a Parigi da Robert Ménard) presenta un report con l’elenco dei “nemici di Internet”, in cui fanno capolino non solo noti paesi dell’Est, ma anche Paesi democratici occidentali.

Mascherata da azione per salvaguardare la sicurezza nazionale, la censura è uno strumento in mano ai governi e agli enti antidemocratici per fare i loro interessi e mantenere un ordine prestabilito nella popolazione.
Vi sono ovviamente anche dei casi isolati, ad esempio quelli dell’Egitto o della Tunisia, in cui il bene della popolazione prevale sulla libertà di stampa, ma si parla di pubblicazioni che avvengono in periodi delicati come rivolte, dissidi contro il governo o attacchi terroristici.

Trump twitter ban
Blocco del profilo di Trump su Twitter. Fonte: unsplash.com

Lo scopo dell’evento è ricordare che la comunicazione online è uno strumento potentissimo e, per questo, va difeso.

Il caso Trump-Twitter

Il blocco dell’account di Donald Trump e l’attacco a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio in seguito alla vittoria di Joe Biden alle elezioni americane, hanno acceso il dibattito sul limite relativo alla censura sui social.
Le opinioni sono discordanti: fino a che punto un social network deve filtrare i post e i commenti degli utenti? Dov’è il limite tra prevenire atti violenti ed eliminare la libertà di pensiero?

Twitter logo
Twitter. Fonte: unsplash.com

Facebook e Twitter, così come gli altri social network di proprietà privata, sono piattaforme le cui policy sono costantemente aggiornate ma facilmente consultabili.
In questo singolare episodio, trattandosi dell’uscente presidente degli Stati Uniti, Twitter non ha rimosso il contenuto direttamente ma ha chiesto che venisse rimosso il profilo dell’ormai ex Presidente americano, in quanto pericoloso visto l’enorme seguito mediatico. Dal momento in cui la risposta da @realDonaldTrump non è stata positiva, si è proceduto con le regolari metodologie di blocco.

Bisogna ricordare, infatti, che le linee guida riguardo al blocco permanente di un account Twitter sono stabili e si riferiscono ai recidivi. Già il 27 maggio 2020, l’account di Trump era stato temporaneamente bloccato per la diffusione di fake news riguardo alle modalità di voto via posta.

La scelta di bannare il profilo ha fatto molto discutere per la delicatezza della situazione e le accuse principali sono state quelle di favoreggiamento politico. Accuse molto pesanti che non hanno però trovato risposta, se non un rimando alle policy interne della community che vanno rispettate indistintamente da tutti, pena il blocco dell’account.

Le 5 tipologie di contenuti censurabili sui social, attualmente, sono:

  • Violenza;
  • Contenuti deplorevoli;
  • Sicurezza;
  • Integrità ed autenticità;
  • Rispetto della proprietà intellettuale.

    censura Facebook
    Controllo di Facebook. Fonte: unsplash.com

Parler, l’antagonista di Twitter

Con linee guida sempre più restrittive, gli scenari possibili diventano solamente due:

  • Gli utenti iniziano a ponderare meglio i contenuti pubblicati online;
  • Vengono prese d’assalto altre piattaforme con meno restrizioni.

Il secondo scenario è esattamente quello sviluppatosi in seguito al blocco dell’account di Trump, quando il social network Parler, che non prevede censura, ha raccolto tutti coloro che erano stati bannati da Twitter o che volevano rimanere aggiornati sui pensieri di Trump.
Parler, rimosso fino a poche settimane fa da Google e Apple Store, è nato nel 2018 come social per l’incontro di sostenitori di Donald Trump, conservatori, cospirazionisti ed estremisti di destra. Dopo un mese, il controverso social, utilizzato dai sostenitori dell’ex presidente americano per organizzare l’assalto al Campidoglio, è stato riaperto.

Censura 2.0

I social nascono come strumento per far valere la propria libertà di espressione, ma contengono sempre più contenuti pericolosi, violenti e che limitano la libertà di altre persone. Un’altra problematica riscontrata è che l’algoritmo seleziona sempre contenuti in linea con i nostri interessi, causando una cristallizzazione delle opinioni e una tendenza sempre più violenta e aggressiva da parte di alcuni utenti a sostenere le proprie idee.

Le casistiche sono moltissime e le motivazioni per il controllo devono esistere sempre e solo per preservare la sicurezza degli utenti, come viene ribadito nella giornata contro la cyber-censura.

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