Spotify brevetta un nuovo sistema per tracciare le emozioni degli utenti

Il mondo dei social media, e in generale del digitale, non è affatto nuovo all’uso di particolari algoritmi, i quali sono in grado di profilare gli utenti per suggerire contenuti customizzati in linea con i loro gusti, le loro preferenze e i loro interessi (pensiamo ad esempio ai “Nei per te” di TikTok o ai suggerimenti di Netflix). I nostri “Mi piace”, le nostre condivisioni e i nostri commenti sono degli ottimi indicatori di gradimento (o non gradimento) dei contenuti e costituiscono, per altro, un potente strumento a costo zero per le aziende, che se ne servono per tracciare gli utenti.

Spotify ci suggerirà i brani in linea con il nostro umore

Questa volta è il turno di Spotify, la nota azienda svedese che offre musica in streaming e che oggi conta più di 320 milioni di utenti attivi in tutto il mondo. Il brand ha deciso di servirsi  di un brevetto appena approvato che consentirebbe di captare le emozioni degli utenti per proporre brani e altri contenuti, come i podcast, in linea con il loro umore.

Ma come avviene tutto questo? Attraverso il riconoscimento vocale e l’analisi dei rumori di fondo, che servirebbero ad individuare l’età, il sesso, il livello di stress, lo stato emotivo di chi sta ascoltando la musica e addirittura il luogo in cui si trova. Nel caso in cui, per esempio, l’utente si trovasse in mezzo al traffico, l’applicazione, dati i rumori di fondo, potrebbe rilevare livelli di stress e di tensione medio-alti e proporre quindi brani tranquilli e rilassanti.

Spotify
Fonte: Pinterest

Il brevetto e il suo funzionamento

La notizia è stata resa nota dal sito Music Business World Wide lo scorso 27 Gennaio attraverso un articolo dedicato alla novità e tramite la pubblicazione del documento dettagliato del brevetto, il quale prende il nome di “Identification of taste attributes from an audio signal” (in italiano Identificazione degli attributi di gusto da un segnale audio). Questa patente era già stata richiesta da Spotify nel Febbraio del 2018, ma è stata approvata soltanto il 12 Gennaio di quest’anno.

Dal documento del brevetto traspare come il riconoscimento vocale sarebbe in grado di estrapolare tutte le informazioni necessarie quasi automaticamente, per consentire la ricostruzione dei gusti e delle predisposizioni degli utenti.

Spotify
Fonte: Tecnoandroid

Spotify ci spierà?

Come sempre accade, quando si parla di riconoscimento vocale, analisi dei suoni e via dicendo la domanda che sorge spontanea nella mente dell’utente è: mi stanno spiando? Nel caso di Spotify la risposta è no, in quanto dalle dichiarazioni si evince che ciò che verrà rilevato dall’applicazione saranno il ritmo della voce, i suoni di fondo e le intonazioni, ma nulla fa pensare che verranno ricostruite, o peggio, registrate, conversazioni e quant’altro.

Tuttavia, quasi per voler prevenire le numerose critiche che pioveranno su questo meccanismo se venisse reso operativo, l’azienda ha assicurato che tutte le future ed eventuali implementazioni avverranno in maniera etica, trasparente e con rispetto nei confronti della privacy dei propri utenti.

social media

Comunque sia, mancano ancora delle specificazioni su quando, come e soprattutto se questa tecnologia verrà effettivamente implementata nell’App; in una dichiarazione a Pitchfork, un portavoce di Spotify ha dichiarato:

“Spotify ha depositato domande di brevetto per centinaia di invenzioni e ne presentiamo regolarmente nuove. Alcuni di questi brevetti diventano parte di prodotti futuri, mentre altri no. La nostra ambizione è creare la migliore esperienza audio in circolazione, ma al momento non abbiamo notizie da condividere”.

Per ora, dunque, rimane soltanto un’idea che si è in parte concretizzata con l’approvazione del brevetto e restiamo tutti in attesa di novità dal gigante dello streaming musicale.

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