Il Neurogaming e i benefici dei videogiochi sulla salute mentale

La pandemia ha aumentato la domanda di interventi psicosociali e, benché se ne parli poco, non è solo la salute fisica quella compromessa, ma anche quella mentale. Ecco perché oggi è ancora più interessante parlare di Neurogaming, la nuova frontiera del gioco interattivo che prevede l’uso di metodi come BCI (Brain- Computer interfaces) o dell’EEG (elettroencefalogramma che registra l’attività elettrica dei neuroni).

Queste sperimentazioni, seppur in fase di test, hanno dimostrato di essere in grado di semplificare la diagnosi e il trattamento di alcuni disturbi mentali, come lo stress post-traumatico o il disturbo da deficit dell’attenzione.

Le funzionalità delle neuroscienze

È risaputo da anni che le neuroscienze sono state applicate a numerose discipline, dando vita a materie più complesse come quelle del Neuromarketing o della Neuroeconomia. In questo caso sono stati evidenziati ulteriori benefici anche in un campo molto diverso da quelli appena citati: il mondo dei videogiochi.

neuroscienze
Fonte: dinamopress

La motivazione è che le neuroscienze permettono di studiare determinati disturbi psichici alla radice, in quanto la maggior parte dei nostri processi mentali avvengono in maniera inconscia. È stato dimostrato che il 95% delle nostre decisioni avviene in modo irrazionale e che esse sono dettate da quello che consideriamo il nostro istinto, a cui non sappiamo però dare spiegazione. Le neuroscienze riescono a captare questi processi di cui siamo inconsapevoli tramite le onde cerebrali e riescono a focalizzarsi su aspetti come l’attenzione, la memoria, le emozioni o l’affaticamento mentale.

Come funziona il Neurogaming?

Uno dei metodi grazie al quale è possibile parlare di Neurogaming è il sistema BCI di interfaccia neurale: si indossa una sorta di casco, che permette di registrare e misurare le onde cerebrali che il cervello emette quando pensiamo o immaginiamo qualcosa, per poi essere trasmesse al programma informatico sotto forma di dati.

Questo è possibile grazie all’applicazione di una serie di voltmetri molto sensibili sul cranio, che percepiscono i nostri impulsi elettrici e capiscono, per esempio, il nostro livello di concentrazione. Nessun movimento fisico e nessun controller, ma solo attività mentale attraverso il pensiero. In poche parole, basta fissare lo schermo per eseguire comandi e movimenti all’interno del gioco.

È quindi appurato che la possibilità di captare le onde cerebrali per far funzionare il videogioco virtuale permette anche di capire i processi emozionali e cognitivi di chi lo sta usando, al fine di interpretare eventuali disturbi psicologici.

Neurogaming
Fonte: Fondazione Santa Lucia

I benefici del Neurogaming sulla salute mentale

Quando si parla di Neurogaming si parla di sperimentazioni ancora in fase di sviluppo e di studio. È risaputo che questi studi non abbiano scopi solo di intrattenimento, ma che siano stati applicati anche in campo medico per curare disturbi mentali sia nei bambini che negli adulti in età avanzata:

  • Schizofrenia;
  • Alzheimer;
  • Stress post traumatico;
  • ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività);
  • Emozioni negative e insonnia.

I benefici del Neurogaming sono noti in diverse fasi dei disturbi e sono principalmente tre:

  • Diagnosticare disturbi mentali che possono anticipare il declino cognitivo;
  • Trattare e curare i disturbi già diagnosticati;
  • Migliorare il funzionamento cognitivo negli anziani allenando il cervello e mantenendolo sano.

NeuroRacer: neurogame contro l’ADHD

Neuroracer è un videogioco di corse ideato da un team di ricercatori dell’Università della California a San Francisco, guidato dall’inventore Adam Gazzaley. Uno studio effettuato su anziani dai 65 agli 80 anni ha dimostrato che la natura multitasking del gioco virtuale aveva prodotto un miglioramento nella loro vita di tutti i giorni, con buoni progressi sulla memoria, sull’attenzione e sul controllo cognitivo.

Sebbene nel 2013 fosse stato dichiarato che non c’erano prove mediche evidenti che questo tipo di gioco portasse a questi progressi, il 15 giugno 2020 l’Università della California ha reso noto che la U.S. Food and Drug Administration aveva approvato il primo videogame terapeutico per trattare il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività nei bambini, grazie proprio agli studi di Adam Gazzaley.

Bambino neurogaming
Fonte: Just4mom

Il futuro del Neurogaming

Ad oggi il Neurogaming è poco sviluppato, in quanto si utilizzano tecnologie ancora molto semplici e giochi poco elaborati con una capacità di lettura delle informazioni provenienti dal cervello molto lenta.

Non dimentichiamoci poi che esistono anche difficoltà legate a questa nuova disciplina:

  • La consapevolezza che ogni cervello è diverso e che quindi non è detto che ogni persona reagisca agli stimoli allo stesso modo;
  • Questioni legali scaturite da problemi di privacy e manipolazione mentale.

Nonostante questo, il Neurogaming è considerato come la rivoluzione del futuro nel campo dei videogame, in grado di creare giochi virtuali controllabili con il pensiero. Ma non solo: se ottimizzato, potrà essere una rivoluzione anche in campo medico, in quanto può considerarsi come una sorta di psicoanalisi che lavora sui processi inconsci del nostro cervello per poi trovare una cura ai disturbi da essi provocati.

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